Il manifesto

Perché siamo nati e i valori cardine della nostra azione.

In Italia chi si rivolge a un intermediario assicurativo quasi sempre si sente proporre una copertura, senza che nessuno abbia prima studiato quali rischi corre. Partire dai suoi rischi, per capirli e decidere come gestirli, resta poco diffuso. La legge distingue la consulenza dalla semplice vendita. Nel mercato, ancora in pochi la fanno davvero.

Una famiglia che vuole proteggere il proprio patrimonio e un imprenditore che valuta come trasferire il rischio della propria azienda hanno bisogno di un interlocutore che parta dalla loro situazione, prima ancora che dal prodotto da collocare. Hanno bisogno di un'analisi seria del proprio profilo di esposizione, e di sapere che chi siede dall'altra parte del tavolo lavora nel loro interesse, non in quello della compagnia con cui ha il mandato.

Oggi in Italia chi lavora in questo modo non ha una professione riconosciuta. Ci sono gli agenti, i broker, i subagenti. Non esiste una categoria, e nemmeno un nome, per chi parte dall'analisi dei rischi del cliente e arriva a una copertura assicurativa solo quando è la risposta giusta. APCAI nasce per costruire questa categoria.

Le posizioni dell'associazione

Il rischio prima del prodotto

Una consulenza assicurativa seria comincia dall'analisi dei rischi e dalla loro misura. La copertura assicurativa arriva dopo, e solo quando è la risposta più efficiente. Gestire un rischio può significare eliminarlo, ridurlo, trasferirlo o assumerlo consapevolmente. L'assicurazione è uno degli strumenti possibili, mai un punto fisso di partenza o di arrivo.

Indipendenza nei fatti

L'indipendenza è un fatto di comportamento, prima ancora che una forma giuridica. Non si misura dal numero di compagnie con cui si lavora, né dal modo in cui si viene pagati, a provvigione o a parcella. Si misura dalla trasparenza sui conflitti di interesse e dalla disponibilità a concludere l'analisi del rischio con la soluzione giusta anche quando costa una provvigione: sconsigliare una copertura, ridurla, disdire una polizza inutile, dire al cliente che è già coperto. È questa indipendenza che l'associazione si impegna a riconoscere e a verificare nei propri associati.

Cultura del rischio

La gestione del rischio è una disciplina con una propria metodologia, applicabile a famiglie, imprenditori, piccole e medie imprese, studi professionali, condomini, enti e categorie. Diffondere questa cultura significa restituire alle persone gli strumenti per capire prima ancora di decidere.

Aggregazione fra pari

I professionisti che condividono questo modo di lavorare non sono in concorrenza fra loro. Oggi sono spesso isolati, ognuno costruisce da solo il proprio metodo e i propri strumenti. L'associazione esiste per metterli in dialogo, condividere metodi, casi, fornitori, formazione.

Selezione e responsabilità

Si entra in base a criteri pubblici e scritti, uguali per tutti. La quota non basta. Chi entra descrive il proprio metodo di lavoro e ne risponde agli altri associati: chi non rispetta i valori esce dall'associazione. La credibilità dell'associazione è la somma del lavoro di chi la compone.

Non-profit

L'associazione è ente senza scopo di lucro. Si finanzia esclusivamente con le quote dei propri associati. Non riceve compensi da compagnie, fornitori o partner commerciali. Questa è la condizione che le permette di parlare in modo libero anche quando i singoli associati, nella loro attività di intermediazione, operano nel sistema provvigionale del mercato italiano.

Il nostro lavoro

L'associazione costruisce, passo per passo, gli strumenti della professione: le linee guida professionali, i criteri di accesso, le occasioni di confronto fra associati, i rapporti con gli interlocutori istituzionali, le posizioni pubbliche su questioni di mercato. La consulenza finanziaria indipendente è arrivata al riconoscimento in Italia per la stessa strada: il legislatore introduce la figura nel 2007 con l'articolo 18-bis del Testo Unico della Finanza, l'Albo unico dei Consulenti Finanziari diventa operativo nel 2018, undici anni dopo. Lavoriamo con lo stesso orizzonte.

Il traguardo è il riconoscimento da parte della legge, con una definizione precisa di indipendenza e con la possibilità di lavorare a parcella per chi sceglie di farlo. Non promettiamo che arrivi presto: dipende da quanto sapremo lavorare bene, e a lungo.

Chi cerchiamo

Cerchiamo intermediari iscritti al Registro Unico degli Intermediari, in sezione A, B o E, che si riconoscono in questo modo di lavorare e vogliono essere parte attiva nella costruzione dell'associazione. Non cerchiamo associati passivi. Cerchiamo persone disposte a costruire e a rispondere insieme di quello che facciamo.

Cerchiamo in particolare i giovani: chi sta entrando adesso nel mestiere, chi si è iscritto al RUI da poco, gli studenti universitari che si stanno formando sulla materia assicurativa, gli intermediari sotto i trentacinque anni che lavorano già e vivono le pressioni del modello tradizionale. La professione che vogliamo costruire si costruisce insieme a chi sta cominciando. Chi entra adesso è co-autore della professione del prossimo decennio.

Cerchiamo anche interlocutori esterni: commercialisti, consulenti finanziari indipendenti, avvocati, ordini professionali, associazioni di categoria, giornalisti di settore, docenti universitari di diritto delle assicurazioni e di risk management.

Questa professione si costruisce adesso, con chi sceglie di associarsi.

Associarsi